Affari italiani, nostro sito di riferimento per la stesura del pezzo, ha fornito la testimonianza di Alemanno, recluso a Rebibbia dal 31 dicembre, in una sorta di diario, giunto alla sua seconda puntata. Il politico ha raccontato che a coloro che sono in cella da più tempo viene riconosciuta piena autorità sulle regole comuni, indipendentemente dal titolo di studio e che esse riguardano la pulizia, la preparazione dei pranzi, il lavaggio dei piatti.
In ogni cella ci sono 6 brande a castello, con il wc situato nella stessa stanza in cui si cucina e un lavandino senza acqua calda. Non ci sono, dice Alemanno, condizionatori quando fa caldo. In ogni cella c’è almeno un detenuto che si improvvisa come cuoco e nessuno, pur entrando con atteggiamento autoritario, può sottrarsi a quelle regole rigidissime.
Alemanno è recluso al Reparto 2B , in uno dei due corridoi del secondo piano) el Braccio G8 del penitenziario di Rebibbia Nuovo Complesso. Se i detenuti si incontrato, si salutano sempre nei corridoi, all’aria, nella doccia, nelle sale comuni, tutti sono cortesi a vicenda.
I detenuti effettuano ogni attività che possa servire ad ammortizzare il tempo in cella. Alemanno difatti ha dichiarato: ” C’è voglia di partecipare, non di tutti, perché c’è anche chi si lascia andare e diventa un morto vivente. Ma questa voglia c’è e certe volte è sinceramente commovente. Ne sono testimoni tutti i volontari, i docenti e gli operatori esterni che cercano di organizzare le diverse attività”.
Il fatto di vivere l’esperienza da reclusi in comunità dovrebbe tendere al fine “rieducativo” di cui parla l’Art. 27 della Costituzione. Proprio per questo Alemanno si batte ai fini della rieducazione all’accesso alle pene alternative. Si riferisce a chi fa le leggi di chi le deve applicare, che può e deve fare di più.