Abbandona neonato: un passante lo vede e dopo aver letto il biglietto si… (2 / 2)

Da giugno 2025, il caso era seguito con attenzione dai servizi sociali dell’Unione Valle Savio, che hanno monitorato la situazione della donna che lo scorso 30 ottobre ha dato alla luce un neonato a casa, prima che il piccolo venisse trovato tra i rifiuti alla periferia di Cesena. Il tremendo  ritrovamento di un neonato tra i rifiuti alla periferia di Cesena ha alle spalle una storia di sofferenza e complessità giuridica.

A rivelarlo è l’Unione Valle Savio, i cui assistenti sociali monitoravano la situazione della madre da giugno 2025. La donna, al momento in stato di choc e con accertati ritardi cognitivi, aveva più volte espresso la volontà di partorire in anonimato. Una scelta che, unita alla dichiarata indisponibilità dei familiari a prendersi cura del futuro bambino, ha limitato fortemente le possibilità di intervento degli operatori.

La legge italiana, infatti, non concede ai servizi sociali poteri coercitivi su una donna maggiorenne in assenza di una formale dichiarazione di incapacità di intendere e di volere. Per mesi, operatori sociali e sanitari hanno lavorato per offrire un’alternativa: numerosi incontri per illustrare percorsi di sostegno, tentativi di mediazione tramite il consultorio familiare, appoggio logistico per le visite mediche.

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Ogni proposta è stata rifiutata, sia dalla donna che dal suo compagno. Nemmeno la famiglia d’origine si è resa disponibile ad accogliere il neonato. “Abbiamo operato sempre nel solco della legge, rispettando la sua libertà e riservatezza, ma andando spesso oltre i protocolli ordinari“, spiegano i servizi sociali. La notte del parto in casa, la donna è stata trasportata d’urgenza in ospedale per la mancata espulsione della placenta. Il bambino, invece, è stato ritrovato in stato di ipotermia e ricoverato in rianimazione pediatrica, dove le cure lo hanno portato fuori pericolo.

Ora, con il piccolo al sicuro, il lavoro dei servizi si concentra sulla sua tutela futura, valutando una collocazione familiare stabile. Il caso rimane un crudo esempio dell’equilibrio fragile tra il rispetto dell’autonomia personale, le vulnerabilità psicofisiche e il dovere di proteggere una vita nascente, in un quadro normativo che lascia poco spazio all’intervento preventivo quando manca una collaborazione.