Fase luteale: cos’è e come si calcola

Il ciclo mestruale si divide in 3 fasi: fase preovulatoria o follicolare, fase ovulatoria e fase luteale. La durata della fase luteinica, diversa per ogni donna, varia tra gli 11 e i 16 giorni e dipende dal periodo dell’ovulazione e da quello della mestruazione successiva.

Fase luteale: cos’è e come si calcola

Il ciclo mestruale si divide in 3 fasi: fase preovulatoria o follicolare, fase ovulatoria e fase luteale (detta anche fase luteinica, fase post-ovulatoria o secretiva). La durata della fase luteale, diversa per ogni donna, varia tra gli 11 e i 16 giorni e dipende dal periodo dell’ovulazione e da quello della mestruazione successiva.

In breve, dopo aver liberato l’ovulo, il follicolo aperto si riempie di sangue, formando il cosiddetto “corpo emorragico” e, per effetto degli ormoni, le cellule del follicolo iniziano ad ingrandirsi e a crescere trasformandosi in un follicolo vuoto, detto corpo luteo.

Questa ghiandola produce ingenti quantità di progesterone, necessario per nutrire l’endometrio e preparare l’utero. Il progesterone, si combina con livelli ridotti di estrogeni e dispone l’utero ad accogliere un eventuale embrione che determina la gravidanza in caso di fecondazione dell’ovulo. Questo avviene intorno al sedicesimo giorno del ciclo mestruale.

I valori ormonali cambiano, il livello di progesterone e degli estrogeni aumentano e diminuiscono in base alla fase del ciclo mestruale. Quando l’ovulo è fecondato e si installa un embrione, i valori ormonali, che determinano anche la gravidanza, aumentano e resta attiva la funzione del corpo luteo. Dopo l’ovulazione, da 9 a 11 giorni, se l’ovulo non è fecondato, il livello di progesterone precipita, il corpo luteo si disgrega e l’endometrio, ovvero la superficie interna dell’utero, si rompe provocando un nuovo ciclo di mestruazioni.

dipende dal periodo dell’ovulazione e da quello della mestruazione successiva.
La fase luteale dipende dal periodo dell’ovulazione e da quello della mestruazione successiva

Riconoscere la fase luteale: sintomi, durata e deficit

I sintomi riconoscibili alla fase luteale sono diversi. Tra questi sono evidenti da un punto di vista fisiologico, il gonfiore e dolore al seno, l’aumento di peso e la ritenzione idrica, la stipsi, il gonfiore addominale e agli arti, i dolori addominali e la comparsa di foruncoli; altri sintomi riconosciuti sono il cambio d’umore, l’insonnia l’ansia, l’irritabilità, la stanchezza e la fame improvvisa e continua.

Le cause sono riconducibili agli effetti del progesterone. Questo steroide, infatti, comporta l’ispessimento dell’endometrio, produce sostanze nutrizionali utili in gravidanza, determina la fine della secrezione degli ormoni FSH e LH, chiude il collo dell’utero e inspessisce le secrezioni della cervice impedendo il passaggio dello sperma, aumenta la temperatura corporea di circa 0,2ºC preparando così l’utero per l’ovulo fecondato.

La sua durata media è di circa 11 – 16 giorni, anche se spesso non ci rendiamo conto di averla raggiunta. Possono però verificarsi casi definiti deficit della fase luteale, o deficit del corpo luteo, dove nonostante avvenga la fecondazione, l’embrione non riesce ad impiantarsi. In pratica, può accadere che la fase luteale duri meno di 10 giorni (insufficienza luteale), nonostante la normale produzione di progesterone e, questo comporta che l’endometrio (mucosa che riveste la superficie interna dell’utero) non si sviluppa abbastanza da poter accogliere un eventuale embrione (fase luteale corta o breve). L’insufficienza luteale colpisce il 4-5% delle donne che presentano casi di infertilità o aborti ripetuti.

Un’altra possibilità è avere un livello di progesterone basso in fase luteale mentre la durata del corpo luteo sia normale. Può, però, anche accadere che la fase luteinica duri più a lungo.

Le cause sono da ricercare negli squilibri ormonali e possono essere controllati attraverso degli esami medici: la biopsia endometriale e il dosaggio del progesterone plasmatico, meno invasivo del primo test. Le terapie del caso prevedono la somministrazione di progesterone nella seconda metà del ciclo mestruale.

Monitorare la temperatura basale aiuta a riconoscere la fase luteinica
Monitorare la temperatura basale aiuta a riconoscere la fase luteinica

Come si calcola la fase luteale

Conoscere quando inizia la fase luteale permette di calcolare meglio il periodo dell’ovulazione e quindi calcolare i giorni fertili utili se si vuole programmare una gravidanza. Raggiunta questa fase, infatti, è meno probabile rimanere incinte ma si è comunque fertili perché, comunque, il progesterone prepara il corpo della donna ad accogliere un’eventuale ovulo.

Se non avviene la fecondazione l’ovulo verrà espulso con le mestruazioni. È importante ricordare che eventuali giorni di spotting premestruale non vanno conteggiati nel nuovo ciclo, perché fanno parte del ciclo precedente.

Esistono quattro metodi per calcolare la fase luteale, che vengono di seguito analizzati.

Misurazione della temperatura basale

Questa indica la temperatura del nostro corpo appena svegli, prima di iniziare a svolgere qualsiasi attività. Possiamo misurarla in tre modi diversi: per via vaginale, rettale o orale. L’aumento o la diminuzione della temperatura basale ci indica la fase dell’ovulazione.

Il progesterone aumenta la temperatura basale e le possibilità che “arrivi la cicogna” sono più elevate. Per calcolare la temperatura basale è consigliabile usare un termometro specifico, in vendita in tutte le farmacie. La sua misurazione, deve avvenire regolarmente, ed essere eseguita almeno 3 ore dopo il risveglio o almeno dopo 6 ore di sonno, cercando di rispettare gli orari e segnando sul grafico specifico le temperature riportate per avere il quadro generale dell’andamento della temperatura basale.

I valori, bisogna ricordare, possono essere influenzati dall’assunzione di farmaci e di alcolici, dalla presenza di febbre, dalla quantità di riposo e sonno, da stati emotivi (ansia, depressione).

Metodo Billing per calcolare la fase luteale

E’ noto anche come “analisi della consistenza del muco cervicale”. I cambiamenti del muco cervicale, durante i 28 giorni, sono indicatori dei cambiamenti ormonali che avvengono durante il ciclo e quindi possono aiutarci a identificare il periodo della fase luteinica. Più il muco è chiaro, filante ed elastico quanto più si è fertili, e lontani dalla fase luteale.

I giorni fertili sono i più lontani dalla fase luteale
I giorni fertili sono i più lontani dalla fase luteale

Fase luteinica e posizione della cervice

I cambiamenti ormonali influenzano non solo la temperatura basale o la secrezione di muco cervicale ma condizionano anche la posizione della cervice, ovvero il punto di congiunzione tra l’utero e la vagina. Osservare la sua posizione può aiutarci a riconoscere i nostri giorni fertili.

Nei giorni non fertili, la cervice è come un muro, dura e bassa, che impedisce il passaggio degli spermatozoi verso l’utero; nei giorni che precedono l’ovulazione, la cervice diventa più morbida, aperta e alta, posizionata in modo tale da permettere il passaggio degli spermatozoi e determinare una gravidanza.

Calcolo dell’ovulazione

L’ultimo, più semplice, è calcolare esattamente quando avviene l’ovulazione. Bisogna partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione e calcolare la durata media del proprio ciclo, ricordando che la fase luteale avviene, di regola, 14 giorni prima della comparsa del ciclo, che può durare dai 28 ai 35 giorni.

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