PIETRACATELLA – Ci sono tragedie che sembrano scritte dal destino, incidenti domestici che si consumano nel silenzio di una cucina, tra l’odore di cibo e il calore di una casa in festa. Per settimane, il dr*mma che ha colpito la famiglia Di Vita a Pietracatella è stato archiviato sotto la voce “f*to cr*dele”.
In questo borgo di milleduecento anime arroccato sulle colline del Molise, dove il tempo sembra scorrere con la lentezza rassicurante delle tradizioni, la m*rte di Antonella Di Ielsi e della giovanissima figlia Sara era stata accettata come un’inspiegabile fat*lità, un’intossicazione alimentare finita nel peggiore dei modi proprio nei giorni che avrebbero dovuto celebrare la vita e l’unione familiare.
Si parlava di cibo contaminato, di una sfortunata cena di Natale, di un batterio kill*r nascosto tra le portate del 23 dicembre; ma la realtà, filtrata attraverso le lenti dei microscopi dei laboratori tossicologici, ha restituito un’immagine ben più sinistra.

Oggi, quella che sembrava una sventura si è trasformata in un incubo a tinte fosche: un caso di duplice omicidi* premeditato.
Il velo di rispettabilità e silenzio che avvolgeva la comunità è stato squarciato da un nome che evoca scenari da gu*rra fredda o da poliziesco d’autore.
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