Esistono luoghi dove il male sembra non avere diritto di cittadinanza, borghi silenziosi dove la cronaca nera è un eco lontana che appartiene alle metropoli o alla finzione televisiva.
Pietracatella, con le sue milleduecento anime incastonate nel cuore del Molise, era uno di questi santuari di quiete. Qui, tra le mura di pietra e i ritmi lenti di una provincia laboriosa, la famiglia di Gianni Di Vita rappresentava l’ideale della rispettabilità : un ex sindaco e stimato commercialista, una moglie dedita al lavoro e due figlie cresciute tra i banchi del liceo classico.
Ma il Natale 2025 ha portato con sé un ospite invisibile e spietato, trasformando i giorni della festa in un altare s*crificale. Quella che per mesi è stata narrata come una tragic* fat*lità domestica, un’intossicazione alimentare sfuggita al controllo, si è oggi trasfigurata in qualcosa di infinitamente più cupo e colmo di numerosi dubbi. Una vicenda, questa, che ha lasciato l’intero Paese nel r*mmarico e nel dubbio.
La nebbia che avvolgeva la m*rte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della piccola Sara, appena quindicenne, si è diradata lasciando il posto a una verità nuova.
Non sono stati i batteri di una cena natalizia a ucc*dere, ma la ricina, uno dei veleni piĂą l*tali e sofisticati che la biochimica conosca, Una sostanza che non si trova per caso in una dispensa e che richiede una volontĂ *micida precisa, lucida e tecnicamente preparata.
La svolta, che ha lasciato sgomenta la Procura di Campobasso, è arrivata dai laboratori scientifici. Le analisi t*ssicologiche hanno isolato la ricina non solo nel s*ngue delle vit*ime, ma in un posto inaspettato
Clicca su “Leggi la seconda parte” per scoprire cosa è successo davvero