Il Festival di Sanremo 2026 si avvia alla conclusione con un bilancio che divide e fa riflettere. La kermesse più amata della televisione italiana entra nelle sue battute finali tra dati d’ascolto solidi, un clima disteso e una sensazione diffusa di transizione. Non un’edizione destinata a cambiare la storia del Festival, ma un passaggio chiave verso una nuova fase.
Le prime serate hanno confermato la forza del marchio, capace ancora di catalizzare milioni di spettatori e di imporsi come evento centrale del palinsesto Rai. Eppure, al di là delle percentuali di share — rimaste alte — il confronto con gli anni precedenti racconta una platea complessiva più ristretta. Un segnale che va oltre la singola edizione e chiama in causa l’evoluzione del mezzo televisivo, sempre più sfidato dalle piattaforme digitali e da modalità di fruizione frammentate.
Sul palco dell’Ariston, la conduzione ha puntato su equilibrio e ritmo, con una struttura classica: spazio alle canzoni, qualche momento di intrattenimento, ospiti scelti per parlare a pubblici diversi. Nessuna polemica rilevante, nessun episodio destinato a monopolizzare il dibattito social. Un Festival ordinato, forse fin troppo, che ha preferito la linearità alla sorpresa.

Il dibattito si è acceso piuttosto attorno alla composizione del cast in gara e alla rappresentanza femminile tra i Big, tema che ha accompagnato le conferenze stampa e animato le discussioni tra addetti ai lavori. Questioni che restano centrali in un evento che, da sempre, è specchio dei cambiamenti culturali del Paese.
Ora l’attenzione è tutta sulla serata finale, chiamata a consacrare il vincitore e, simbolicamente, a chiudere un ciclo. Perché se il Festival 2026 si spegne tra applausi e ascolti soddisfacenti, dietro le quinte si ragiona già sul futuro. E il toto-nomi per la prossima conduzione è ufficialmente partito. Spunta un nome su tutti: “Sarà lui il conduttore…”. Ecco tutti i dettagli nella seconda pagina.