
Il Festival guarda avanti e, mentre l’edizione in corso entra nel vivo, già si fa strada un nome per il futuro. Ma andiamo con ordine. «Ci aspettavamo un calo, la seconda serata tradizionalmente perde qualcosa. Invece lo share è cresciuto e non credo sia merito del direttore artistico», ha commentato con il consueto aplomb Carlo Conti. Il conduttore ha rivendicato una scelta precisa: meno brani in gara e più spazio al varietà.
«Abbiamo cambiato ingredienti», ha spiegato, ricordando come sugli ascolti incidano molte variabili, dalle partite di Champions ai programmi concorrenti come La Ruota della Fortuna condotta da Gerry Scotti. I numeri raccontano una tenuta superiore alle attese: 9 milioni e 54 mila spettatori con il 59,5% di share, contro gli 11 milioni e 800 mila (64,6%) dell’anno precedente.
In valore assoluto si registra una flessione significativa, oltre 2 milioni e mezzo di spettatori in meno, ma il dato percentuale resta elevato. A incidere è anche la riduzione complessiva della platea televisiva, scesa da 18 a 16 milioni. Il confronto storico non è secondario: per trovare una cifra più bassa, escluso il 2021 segnato dalla pandemia, bisogna tornare al 2014, quando alla guida c’era Fabio Fazio.

Un segnale che rimanda a una questione più ampia: la televisione generalista attraversa una fase di trasformazione e fatica a intercettare il pubblico più giovane. Sul piano editoriale, questa edizione appare lineare, priva di scosse o momenti destinati a diventare virali. Il dibattito si è concentrato piuttosto sulla presenza femminile tra i Big in gara, un terzo del totale. Conti ha replicato di aver scelto le canzoni senza guardare al genere degli interpreti. Intanto, il futuro prende forma.
Gianmarco Mazzi ha indicato in Stefano De Martino «un grande showman», promuovendolo per la conduzione del Festival 2027. Conti ha ribadito che il suo ciclo si chiuderà quest’anno, senza tensioni con l’azienda. Accanto al nome di De Martino, circola anche quello di Fabrizio Ferraguzzo, manager dei Måneskin, come possibile direttore artistico. Un’ipotesi che, se confermata, segnerebbe l’inizio di una nuova fase per il Festival.