Il sole sorge ogni giorno su migliaia di chilometri di catrame, vene pulsanti che collegano vite, sogni e professioni. Eppure, dietro la linearità di un viaggio quotidiano, si nasconde spesso un’insidia che non dorme mai. La strada, quel luogo di transito che consideriamo scontato, può trasformarsi in un attimo in un teatro di fragilità, dove la distrazione o la f*talità riscrivono destini in un battito di ciglia.
Non è solo una questione di numeri o di statistiche fredde depositate negli archivi. Ogni frenata improvvisa, ogni riflesso mancato, porta con sé un carico di conseguenze che travalicano il semplice danno materiale.
È un fenomeno che colpisce trasversalmente, ignorando l’esperienza di chi guida o la sicurezza dei mezzi moderni, insinuandosi nel velo di normalità che avvolge le nostre mattine più comuni.Le campagne di sensibilizzazione parlano di prudenza, ma la cronaca continua a nutrirsi di episodi inspiegabili, di scontri che avvengono proprio laddove la strada sembrava più sicura.

La percezione del rischio si affievolisce con l’abitudine, finché un evento dirompente non squarcia il silenzio, richiamando l’attenzione su una sicurezza stradale che resta, troppo spesso, una chimera lontana.Il d*amma si consuma spesso nel giro di pochi metri, trasformando un tragitto familiare in un percorso interrotto. Quando le sirene iniziano a squarciare l’aria, il pensiero corre subito a chi non farà ritorno, a quel posto vuoto che si crea in un istante.
Ma cosa succede quando a cadere è proprio chi, per mestiere, quella sicurezza doveva garantirla? C’è un incrocio del destino che oggi lascia un’intera comunità senza parole. Nella pagina successiva tutti i dettagli.