Il professor Silvio Garattini, figura leggendaria della scienza italiana e fondatore dell’istituto Mario Negri, rappresenta a novantasette anni un esempio vivente di come la biologia possa dialogare armoniosamente con il tempo.
In occasione dell’uscita del suo ultimo lavoro letterario, intitolato significativamente «Non è mai troppo tardi», l’oncologo ha condiviso una profonda riflessione su cosa significhi realmente invecchiare bene, smontando il mito che la longevità sia unicamente un dono del codice genetico. Secondo il professore, infatti, la genetica giocherebbe un ruolo decisamente marginale nel suo caso specifico.
Egli ha raccontato di non aver avuto antenati particolarmente longevi, spiegando che la sua straordinaria lucidità e vitalità attuale siano piuttosto il risultato di una disciplina ferrea applicata alle abitudini quotidiane.

Garattini ha sottolineato come la sua esistenza sia stata segnata da una serie di rifiuti consapevoli: non ha mai ceduto al vizio del fumo, ha mantenuto un consumo di alcol estremamente ridotto (fino a eliminarlo del tutto negli ultimi anni) e ha sempre evitato derive come il gioco d’azzardo o l’uso di sostanze stupefacenti.
Un pilastro fondamentale della sua “ricetta” riguarda il rapporto con il nutrimento. Il farmacologo ha spiegato di aver sempre praticato una restrizione calorica consapevole, basata su porzioni che definiremmo minimali.
La sua giornata alimentare tipo è descritta come un esercizio di equilibrio e moderazione: colazioni leggere a base di frutta, pranzi che non superano i cinquanta grammi di pasta o riso, e una predilezione per le proteine vegetali, come i legumi, o il pesce, riducendo drasticamente il consumo di carne rossa.