In un pomeriggio che sembrava scorrere secondo i ritmi frenetici del commercio, un velo di normalità avvolgeva i corridoi affollati, ignari di ciò che stava per accadere.
Le voci dei mercanti e il viavai dei clienti riempivano l’aria, creando quel consueto frastuono vitale tipico dei grandi poli cittadini.All’improvviso, un odore acre ha iniziato a farsi strada tra le merci, trasformando rapidamente la routine in un incubo palpabile. Quello che era un semplice presagio si è mutato in una m*naccia visibile, capace di divorare ogni cosa incontrasse sul suo cammino.Dalle prime scintille è scaturito un cambiamento improvviso dell’atmosfera, con le pareti che hanno iniziato a trasudare un calore insopportabile. In pochi istanti, la struttura è diventata una trappola, mentre un denso fumo oscurava le uscite e il senso dell’orientamento.
Mentre il panico prendeva il sopravvento, il silenzio esterno della metropoli è stato squarciato dalle sirene, segnando l’inizio di una l*tta contro il tempo.

Ogni secondo diventava prezioso, ogni respiro un traguardo difficile da raggiungere in quella morsa soffocante.Oltre le vetrine ormai oscurate, la città osservava impotente la colonna scura alzarsi verso il cielo, simbolo di un evento d*ammatico in corso. Le squadre di soccorso si sono lanciate nel cuore del complesso, sfidando un’emergenza vitale senza precedenti.
La speranza di estinguere rapidamente il rogo si è scontrata con una realtà ben più complessa, fatta di materiali i*fiammabili e spazi angusti. Quello che doveva essere un intervento di routine si è trasformato in una b*ttaglia estenuante, destinata a durare ore ed ore.Il bilancio iniziale, purtroppo, non lasciava spazio all’ottimismo, mentre si rincorrevano voci frammentarie su chi mancasse ancora all’appello. Restava solo una domanda: quante vite erano rimaste prigioniere tra quelle mura?