Il cielo sopra l’Isola ha iniziato a cambiare colore, virando verso tonalità cariche di inquietudine. Non è più la solita carezza del Mediterraneo, ma un silenzio innaturale che sembra voler nascondere la forza di ciò che sta per scatenarsi oltre l’orizzonte.
L’aria si è fatta improvvisamente pesante, quasi elettrica, portando con sé il presagio di un cambiamento drastico.Mentre le città continuano a scorrere nel loro ritmo quotidiano, un occhio invisibile scruta dal satellite l’avvicinarsi di una minaccia chiamata già con un nome che evoca paura. Non è solo un nome su una mappa meteorologica, ma un’entità che promette di spezzare la quiete. Il velo di normalità che avvolge le coste ioniche appare ora fragilissimo, pronto a essere lacerato da una furia che non ammette distrazioni.
Le autorità hanno già iniziato a muoversi nell’ombra della prudenza, consapevole che ogni minuto guadagnato oggi potrebbe essere decisivo domani. Lo sguardo dei sindaci è rivolto al mare, dove le onde iniziano a gonfiare il proprio petto in un assurdo crescendo di potenza. Si percepisce una tensione sottile, un’attesa che si trasforma in minaccia concreta lungo le strade che costeggiano il Paese.

Tutto sembra sospeso in un istante eterno, dove il respiro della terra si fa corto. Le cabine di regia sono state popolate da volti tesi, mentre i bollettini iniziano a disegnare scenari che nessuno vorrebbe mai leggere.
Non è più tempo di ipotesi, ma di una preparazione che somiglia a uno schieramento difensivo prima di un assalto inevitabile.La natura sta per reclamare il suo spazio con una voce tonante, e la Sicilia si ritrova a contare le ore che la separano dall’i+patto. In questo scenario di attesa, emerge una domanda che gela il s+ngue: cosa accadrà davvero quando il cuore del ciclone toccherà terra?