In un angolo silenzioso della provincia, dove le giornate scorrono solitamente scandite dai ritmi lenti della terra, un mistero irrisolto ha ricominciato a far tremare le fondamenta di una comunità. Il velo di normalità che avvolgeva la storia di un uomo comune si è squarciato, lasciando spazio a un’inquietudine che il tempo non è riuscito a lenire.
Tutto sembrava essersi concluso mesi fa, con un addio celebrato nel dispiacere ma accettato come un ineluttabile destino. Eppure, tra le pieghe di quella fine apparentemente naturale, qualcosa non tornava. Piccoli segnali, sussurri e dubbi tecnici hanno iniziato a minare la tranquillità apparente di un caso che molti consideravano ormai archiviato.
L’atmosfera si è fatta pesante quando le autorità hanno deciso di fare un passo indietro nel tempo. Non è comune che il riposo di chi non c’è più venga interrotto, a meno che il peso del sospetto non diventi troppo difficile da sostenere per la giustizia. In quel momento, l’attenzione si è stretta attorno alla figura di Giovanni Tamburi.

Il giovane era spirato in circostanze che, col senno di poi, hanno iniziato a proiettare ombre lunghe. Ogni dettaglio della sua ultima giornata è stato riesaminato, ogni testimonianza soppesata di nuovo sotto una luce diversa, cercando quella verità nascosta che sembrava sfuggire a ogni primo sguardo.
Mentre il sole calava su una decisione sofferta, il magistrato ha firmato l’ordine che avrebbe cambiato tutto. Non si trattava più solo di una pratica burocratica, ma di una necessità vitale per dare risposte a chi, da troppo tempo, viveva nel dubbio di un evento anomalo.L’operazione è iniziata nel massimo riserbo, lontano dagli occhi indiscreti, con l’obiettivo di trovare tracce che solo la scienza medica può ancora rivelare. Ma ciò che gli esperti sperano di trovare tra i resti dell’uomo potrebbe ribaltare completamente la ricostruzione ufficiale, portando a galla un sospetto.