Il Medio Oriente è di nuovo sull’orlo di una crisi pericolosa. La situazione è sempre più incandescente e a nulla sono valsi, almeno sinora, gli appelli della comunità internazionale di cessare l’escalation nella Striscia di Gaza. La comunità internazionale osserva con preoccupazione, mentre Israele valuta le prossime mosse in uno scenario sempre più instabile.
Il governo di Netanyahu si trova a dover gestire non solo timori provenienti dall’esterno, ma anche le divisioni interne e le pressioni internazionali. Intanto, una nuova escalation rischia di far precipitare la regione in un confronto più ampio, mentre Tel Aviv promette una risposta determinata e la comunità internazionale trattiene il fiato.
Quello tra Israele e Iran è uno scontro che va ben oltre le frontiere mediorientali, con implicazioni globali. Da ottobre 2023, l’Iran ha assunto un ruolo di sostenitore esterno della “resistenza palestinese”. Sebbene non coinvolto direttamente, l’Iran ha intensificato la sua influenza su Israele attraverso gruppi armati alleati in Libano, Siria, Iraq e Yemen, che hanno avviato offensive su più fronti.
Nella notte tra sabato e domenica, l’Iran ha condotto una vasta operazione contro Israele, colpendo diverse città e provocando decine di decessi, tra cui bambini. L’utilizzo dei nuovi ordigni Haj Qassem, presentati come “immuni ai sistemi di difesa”, dimostra la volontà iraniana di sfidare apertamente la superiorità militare israeliana. I razzi iraniani hanno sventrato interi palazzi a Tel Aviv.
Subito dopo l’allarme si è attivata un’imponente macchina dei soccorsi, ma per tante persone non c’è stato nulla da fare. Intanto si scava ancora tra i detriti. È di questi minuti un clamoroso aggiornamento: “Trovati altri c…”. Ecco tutti i dettagli nella pagina successiva.