Israele ha affrontato uno degli episodi più gravi degli ultimi mesi, con una pioggia di lanci provenienti dall’Iran che hanno interessato diverse città, causando almeno 10 vittime e circa 200 feriti. A perdere la vita anche minori, tra cui un bambino di 10 anni deceduto a Tamra, vicino a Haifa, dove altre 100 persone sono in condizioni critiche.
Un’altra incursione particolarmente distruttiva ha colpito Bat Yam, a sud di Tel Aviv, con edifici crollati e soccorritori al lavoro tra le rovine: il bilancio provvisorio è di 6 decessi, ma si teme per una ventina di dispersi. Mentre la popolazione israeliana è stata costretta a rifugiarsi in bunker e aree protette, l’esercito ha reagito con interventi mirati contro postazioni operative e infrastrutture strategiche iraniane.
Fonti dell’IDF (Forze di Difesa Israeliane) confermano le operazioni, ma la situazione rimane in evoluzione. Teheran ha rivendicato l’azione, sostenendo di aver impiegato un nuovo sistema di armamenti balistici, l’Haj Qassem, presentato ufficialmente solo poche settimane fa. Secondo il ministro della Difesa iraniano, Aziz Nasirzadeh, questi dispositivi sarebbero in grado di superare i sistemi di protezione aerea israeliani, inclusi i Patriot e i THAAD di fabbricazione statunitense.
L’agenzia di stampa Tasnim ha descritto gli armamenti come strumenti ad alta precisione, con una gittata di 1.200 km e testate manovrabili progettate per eludere le contromisure nemiche. Il presidente israeliano Isaac Herzog ha definito questa una “mattina molto triste e difficile”, ricordando le vittime e promettendo unità nazionale di fronte al pericolo.
Dall’altra parte, l’Iran giustifica l’operazione come una reazione alle precedenti azioni israeliane, in un’escalation che riporta alla memoria le tensioni seguite agli eventi del 7 ottobre 2023. La comunità internazionale osserva con preoccupazione, mentre Israele valuta le prossime mosse in uno scenario sempre più instabile.