Il caso del delitto di Chiara Poggi a Garlasco, avvenuto nel 2007, è stato riaperto nel 2025 a seguito del ritrovamento di una nuova impronta palmare sulla scena del delitto, attribuita ad Andrea Sempio, amico del fratello della Poggi. Questa impronta, denominata “impronta 33”, era già stata rilevata nel 2007 ma non identificata.
Le nuove analisi hanno evidenziato 15 punti di corrispondenza con l’impronta di Sempio, portando la Procura di Pavia a iscriverlo nel registro degli indagati per omicidio in concorso. Inoltre, l’ex procuratore Mario Venditti, che nel 2017 aveva chiesto l’archiviazione delle indagini su Sempio, ha dichiarato che la prova scientifica era inservibile e infruttuosa .
La difesa di Sempio sostiene che l’impronta potrebbe essere stata lasciata in un momento precedente al delitto, considerando la frequentazione abituale della casa da parte dell’indagato. Il fratello della vittima, Marco Poggi, ha dichiarato di ritenere Sempio estraneo ai fatti. Il 17 giugno è prevista un’udienza per l’incidente probatorio, durante la quale verranno esaminati reperti mai analizzati o rivalutati con nuove tecniche scientifiche.
Nel frattempo, la difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva nel 2015, ha depositato una consulenza che suggerisce la presenza di tracce ematiche nell’impronta attribuita a Sempio, riaccendendo il dibattito sulla colpevolezza di Stasi. La riapertura del caso ha suscitato un ampio dibattito pubblico, con aspre critiche in particolare sulla gestione delle indagini passate.
Tuttavia, la prova dell’impronta è oggetto di controversie. E’ di questi minuti un aggiornamento clamoroso sulla prova che poteva incastrare Sempio: sarebbe sparita nel nulla. Che fine ha fatto il campione dell’impronta? Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva.