Il 18 novembre, dopo quasi una settimana di intense ricerche e appelli, il corpo di Giulia Cecchettin è stato ritrovato nei pressi del lago di Barcis, situato in Valcellina, a 402 metri di altitudine, in provincia di Pordenone, ponendo fine ad ogni flebile speranza che la studentessa potesse essere in vita da qualche parte.
Tutti noi abbiamo pregato per lei, sino a quando la procura e i carabinieri hanno comunicato il rinvenimento della salma della studentessa veneziana in un canalone tra il lago di Barcis e la zona di Piancavallo, proprio nel punto in cui, di primo mattino, erano riprese le attività di ricerca.
Si è concluso nel peggiore dei modi, il giallo della scomparsa di Giulia che si sarebbe dovuta laureare in Ingegneria Biomedica. Giulia avrà 22 anni per sempre poiché le è stata tolta la vita per mano di Filippo Turetta, colui che è stato suo fidanzato per quasi due anni, sino alla decisione di lei di interrompere la storia, ad agosto.
Il femminicidio di Giulia è, indubbiamente, uno dei più forti degli ultimi tempi, invitandoci a riflettere sulla piaga dilagante delle donne strappate alla dimensione terrena per mano di ex o di compagni apparentemente insospettabili, proprio come insospettabile era il Turetta.
In queste ore non si fa che parlare, a mezzo stampa, di una terrificante scoperta relativa al cellulare della Cecchetin. Vediamo insieme cosa è emerso, nella seconda pagina del nostro articolo.