Si mette male per Vittorio Sgarbi con la giustizia italiana. La Procura di Roma ha chiesto infatti il rinvio a giudizio con l’accusa di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Il critico d’arte avrebbe con l’Agenzia delle Entrate un totale di debiti pari a circa 715mila euro.
In particolare, la pubblica accusa contesta a Sgarbi delle manovre sospette nell’ambito dell’acquisto di un dipinto nel 2020. Per tale operazione, Sgarbi avrebbe fatto figurare la compagna come acquirente e con denaro di una terza persona, il tutto al fine di proteggere l’acquisto da controlli da parte del fisco e di pagare quindi le tasse.
“Verrà dagli avvocati motivato attraverso la contraddizione profonda di un magistrato che pensa che io che contemporaneamente compravo opere d’arte per me dovessi usare la mia fidanzata per un quadro che invece era suo, è stato regalato a lei. Mi pare legittimo regalare le cose – il commento di Sgarbi – . Ormai siamo nello stato talmente privo di principi che si ritiene che se uno compra un quadro deve essere per forza una persona che lo vuole. E invece può essere un dono, ed è stato un dono. È una cosa che non ha nessun significato, totalmente insensata”.
Cosa rischia Sgarbi? In particolare, si parla dell’articolo 11 della legge sui reati tributari, che riguarda la sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, e prevede la sanzione del carcere da sei mesi a quattro anni, o da un anno a sei anni se la somma supera i 200mila euro.
Sgarbi si trova ad affrontare altri problemi legali oltre a quello menzionato: recentemente, ha deciso di dimettersi dalla sua posizione di sottosegretario un mese fa, a seguito di un’indagine condotta dall’Antitrust che ha concluso che le sue attività non erano compatibili con la carica.