Un volo tremendo, 21 persone hanno perso la vita (2 / 2)

Sono passati cinque mesi da quanto un autobus è caduto dal cavalcavia di via dell’Elettricità a Mestre. Si trattava del bus in cui perse la vita anche l’autista Alberto Rizzotto assieme ad altre 20 persone.

In quell’occasione furono 21 le persone che persero la vita nel bus elettrico di proprietà dell’azienda La Linea. Come si ricorderà il mezzo pesante cadde giù dal ponte dopo aver urtato contro il guard-rail. Sul caso c’è ancora l’inchiesta da parte della magistratura. Un episodio a cui nessuno fino ad ora ha saputo dare una risposta precisa.

Nel frattempo in questi giorni la compagnia di assicurazione Allianz, che copriva il mezzo, ha cominciato ad erogare i primi risarcimenti alle famiglie che hanno perso i loro cari nel sinistro. Tuttavia Allianz non si ritiene responsabile di quanto accaduto, ma ha deciso di pagare lo stesso questi “acconti volontari”.

Con alcune famiglie ci sarebbe stato già un accordo tra la compagnia e queste ultime per una cifra che si aggira attorno ai 200-300mila euro. Con altre famiglie Allianz è in trattativa e si spera di raggiungere presto un accordo. Una testimone ha raccontato in queste ore alla stampa veneziana quei momenti.

Testamento Pippo Baudo, poco fa la brutta notizia per Katia Ricciarelli Testamento Pippo Baudo, poco fa la brutta notizia per Katia Ricciarelli

Si tratta di Kateryna Morozova, 43 anni, che ha perso entrambi i genitori e la figlia di 12 anni, ricorda bene quanto accaduto: “Non ho mai perso conoscenza” – così racconta la 43enne. “Mia figlia era seduta nei sedili posteriori coi nonni. Stavamo tornando da una gita a Venezia, per la bambina doveva essere una giornata indimenticabile, invece si è trasformata un incubo. All’improvviso, ho sentito il rumore dell’autobus che grattava contro il muretto e poco dopo stavamo volando nel vuoto. Non ho mai perso conoscenza. Ho cercato di raggiungere i miei genitori, aggrappandomi ai sedili del bus, ma purtroppo erano già deceduti. Mia figlia, invece, era incastrata sotto il corpo di mio papà e non riuscivo a liberarla. Poi ha preso fuoco l’autobus” – queste le sue parole a Venezie Today.

Per la 43enne il dispiacere più grande è stato quello di “sopravvivere a mia figlia”. Una vicenda ancora quindi tutta da chiarire per la quale le indagini stanno facendo il loro corso.