Ucciso a 10 anni a coltellate dal papà: “Ecco perché l’ho fatto..” (1 di 2)

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La cronaca nera ci restituisce troppo spesso casi di vittime innocenti, di corpicini martoriati proprio da chi, più al mondo, avrebbe dovuto proteggerli e amarli incondizionatamente, al di sopra di tutto.

Pensiamo a Sarah Scazzi, uccisa e gettata in pozzo, dalla cugina e dalla zia; pensiamo al piccolo Loris Stival, o al delitto di Mascalucia, che dal 13 giugno ha lasciato l’Italia sotto choc.

Ancora non riusciamo a credere che, vittime di una vera e propria mattanza, di tutto questo orrore e crudeltà, siano proprio dei piccoli che hanno pagato a carissimo prezzo, con la loro vita, i rapporti tormentati da 2 genitori separati o sono stati uccisi con lucida freddezza.

Sono queste le storie di un’Italia che, in una sorta di abbraccio collettivo, si stringe attorno alle famiglie devastate che piangono i loro nipotini, i loro figli, rinchiusi in bare bianche, strappati per sempre ai loro sogni.

Come si può morire così? Come si fa a rimanere impassibili dinnanzi a questi casi così efferati? C’è un’altra storia che ha sconvolto il nostro Paese, accaduta un po di mesi fa. E ancora una volta, la vittima è un innocente.