Uccide i 3 figli e si toglie la vita, il marito si era suicidato solo poche ore prima (1 di 2)

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Ci sono drammi che si fa fatica a raccontare, tragedie familiari a cui è davvero difficile trovare una spiegazione plausibile. Attimi di follia? Disperazione? Problemi psichiatrici? Premeditazione? Piena consapevolezza e determinazione?

Ovviamente non è compito mio, da semplice giornalista, rivestire il ruolo di inquirente, ma quando la cronaca riguarda minori uccisi dai genitori, logico che non riesco a restare impassibile perché è come se toccassero mio figlio.

Lo abbiamo visto con il triste caso della piccola Elena Del Pozzo, barbaramente uccisa, con premeditazione, dalla madre Martina Patti, con 11 coltellate inferte senza alcuna pietà, per poi essere gettata, come un rifiuto, in una buca, dove è stata fatta trovare dall’assassina.

Perché, permettetemi di dire una cosa: tendiamo sempre a far fatica a pronunciare il nome assassina, accostandolo ad una madre, ma se quella madre ha confessato il figlicidio, come va definita?

Ci pensiamo mai a chi, invece, è stato colpito da un “cancro a vita”, al dolore del papà orfano Alessandro, dei nonni e di tutta la gente che si trova nelle loro stesse condizioni, per aver perso un figlio o un nipote per mano di chi diceva di amarli e di proteggerli?