Ci sono episodi che si fa fatica a raccontare, fatti familiari a cui è davvero difficile trovare una spiegazione plausibile. Attimi di tristezza? Problemi personali? Premeditazione? Piena consapevolezza e determinazione?
Ovviamente non è compito mio, da semplice giornalista, rivestire il ruolo di inquirente, ma quando la cronaca riguarda minori tolti di mezzo dai genitori, logico che non riesco a restare impassibile perché è come se toccassero mio figlio.
Lo abbiamo visto con il triste caso della piccola Elena Del Pozzo, barbaramente fatta fuori, con premeditazione, dalla madre Martina Patti, con 11 fendenti inferti senza alcuna pietà, per poi essere gettata, come un rifiuto, in una buca, dove è stata fatta trovare.
Perché, permettetemi di dire una cosa: tendiamo sempre a far fatica a pronunciare il nome di queste persone, accostandolo ad una madre, ma se quella madre ha confessato il figlicidio, come va definita?
Ci pensiamo mai a chi, invece, è stato colpito da un “male a vita”, al dispiacere del papà orfano Alessandro, dei nonni e di tutta la gente che si trova nelle loro stesse condizioni, per aver perso un figlio o un nipote per mano di chi diceva di amarli e di proteggerli?