Toglie la vita al padre per difendere la mamma: arriva la condanna (2 / 2)

In tanti ricorderanno la vicenda di Alex Pompa, il ragazzo che nel 2020 tolse la vita al padre, Giuseppe Pompa, nella loro abitazione, raggiungendolo con molti fendenti. Lo fece per salvare la madre dalle violenze che si consumavano nella loro casa di Collegno. Oggi è arrivata la sentenza della corte di assise di Appello di Torino che ha ribaltato quella di primo grado, stabilendo per il giovane Alex un’amara condanna. Ma, prima di parlarvi di quello che i giudici hanno deciso oggi, ripercorriamo ciò che accadde il 30 aprile 2020. Quel giorno, Giuseppe Pompa aveva spiato la moglie mentre lei era a lavoro, arrabbiandosi perché un collega le aveva poggiato una mano sulla spalla, come riportato da tgcom24.

Alex e suo fratello Loris, all’epoca dei fatti, avevano raccontato: “Dopo averla chiamata 101 volte al telefono, non appena mia madre era rientrata a casa, lui l’aveva aggredita, sembrava indemoniato”, per poi aggiungere che  pensavano che il loro padre avrebbe tolto la vita a tutti. Il pm Alessandro Aghemo era stato costretto a chiedere 14 anni di reclusione, basandosi sulle norme per il codice rosso, le quali escludono la concessione di attenuanti a chi toglie la vita a un familiare, sebbene poi Alex venne assolto per legittima difesa.

Pompa, oggi, è stato condannato a 6 anni, due mesi e venti giorni di reclusione, dopo un processo che ha visto anche la sospensione e l’invio degli atti alla Corte costituzionale, mentre in primo grado aveva ottenuto l’assoluzione per legittima difesa. Ma non è tutto, in quanto i giudici di Torino hanno trasmesso gli atti in Procura in modo da vagliare le testimonianze rese dal fratello Loris e dalla mamma dell’imputato per difenderlo in aula.

Partorisce a 50 anni ma il bimbo è "strano": cosa scoprono Partorisce a 50 anni ma il bimbo è "strano": cosa scoprono

Non è facile ricevere una sentenza di questo tipo quando prima si è stati reputati innocenti ed è inevitabile che la delusione, prenda il sopravvento, così come l’incomprensibilità, come ha messo in luce l’avvocato Claudio Strata,  precisando che la madre e il fratello erano già stati sentiti e considerati affidabili, dopo la loro versione resa separatamente, proprio nella notte in cui è accaduto il fatto. Non ci si capacita, oggi, del perché in appello i giudici abbiamo avuto un avviso diametralmente opposto al primo grado di giudizio.

La madre di Alex ha fornito sempre la stessa versione: durante l’ennesimo litigio con suo marito, il figlio 22enne ha colpito il padre per legittima difesa, precisando che senza il suo intervento non sarebbe viva. Eppure la condanna di oggi invita alla riflessione, così come le parole di Loris, fratello del ragazzo condannato. Egli pone l’accento su fatto che una sentenza come quella emessa nei confronti di Alex rappresenta una sconfitta per tutti, dal momento che altre donne continueranno a perdere la vita. I giudici di appello, precisa fanpage.it, ritengono che Alex Pompa non abbia agito per legittima difesa ma volontariamente, raggiungendo il padre con 34 fendenti. Alex, nel corso del processo, ha rifiutato il cognome paterno, assumendo quello della madre, Cotoia, e ora farà ricorso in Cassazione.