Stefano è morto a 21 anni, lo strazio della mamma: “Non si può morire così” (1 di 2)

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Una piaga davvero difficile da estirpare, una strage che non accenna a diminuire, quella delle morti sul lavoro.  I dati statistici fanno davvero rabbrividire ed è giusto che se parli per trovare una soluzione.

Sono 569 i lavoratori che hanno perso la vita da Nord a Sud del Paese da gennaio a luglio 2022, con una media di 81 morti sul lavoro ogni mese, mentre continuano ad aumentare, risultando quasi raddoppiate, le denunce di infortuni sul posto di lavoro.

Come lo stesso sito del lavoro esplicita chiaramente, per infortunio lavorativo si intende “qualsiasi lesione originata, in occasione di lavoro, da causa violenta che determini la morte della persona o ne menomi parzialmente o totalmente la capacità lavorativa”.

Ci sono mogli che aspettano invano i loro mariti, genitori che non si vedono rientrare il loro figlio dalla fabbrica, fino alla comunicazione più terribile che un genitore possa sentire.

Quella che il loro caro è morto, a causa di un incidente sul posto lavorativo; indice che il detto “il lavoro nobilita l’uomo” andrebbe attentamente rivisto, visto che di lavoro si continua a morire.