
La semifinale raggiunta da Jannik Sinner agli Australian Open, sebbene di altissimo livello, si traduce in un inevitabile passo indietro nella classifica ATP. Il motivo è puramente matematico: a Melbourne il tennista altoatesino non è riuscito a difendere i 1.200 punti conquistati con la finale dell’edizione 2023. L’arretramento, però, va letto nella giusta prospettiva.
La perdita di punti non compromette la sua posizione di élite nel circuito. La solidità costruita negli ultimi dodici mesi, caratterizzata da una serie di prestazioni eccellenti, funge da cuscinetto, permettendogli di assorbire questa battuta d’arresto senza scossoni drammatici nella classifica. Sinner rimane saldamente tra i migliori quattro giocatori del mondo. Il vero significato di questo risultato si misura sulla strada che porta alla vetta.
Non conquistare il titolo australiano allarga il divario dal numero uno, al momento Carlos Alcaraz, e rende più complesso un eventuale sorpasso nei prossimi mesi. Il ranking premia la costanza nei Major: per recuperare terreno, Sinner dovrà quindi mantenere performance di vertice non solo negli Slam, ma anche nella fitta serie di Masters 1000 che costellano il calendario.

La sconfitta contro Djokovic, poi, carica l’episodio di un ulteriore simbolismo. Cadere contro il campione che ha fatto della difesa dei punti un’arte, sottolinea il confine tra un talento in ascesa e un dominatore consolidato. È un promemoria che la scalata definitiva richiede non solo picchi di gioco, ma un’ostinata regolarità ai massimi livelli.
Sinner lascia Melbourne con un patrimonio di punti ridotto, ma con il proprio prestigio intatto. I numeri della classifica registrano una contrazione, ma la sostanza della sua posizione nel tennis mondiale non cambia. La sconfitta, amara sul momento, segna un passaggio naturale nella carriera di un campione ormai strutturato.