“Si è sparata un colpo in testa, è morta”. Il triste annuncio (1 di 2)

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Ci sono tragedie che non si vorrebbero mai raccontare perché riguardano un tema molto delicato: quello del suicidio. Un gesto, quello del togliersi la vita, attorno al quale non voglio aprire alcun dibattito, essendo già troppo discusso.

La cronaca, sempre più spesso, ci riporta casi di gente che pone fine alla sua esistenza e le motivazioni di questo gesto fortissimo, sono sottese ad una profonda sofferenza personale, ad un profondo disagio, al punto da vedere il suicidio come l’unica via d’uscita.

Complice la crisi economica, specie negli ultimi anni sono in tanti coloro che, rimasti senza lavoro, con il carico di una famiglia sulla spalle, lo stress, l’angoscia di non farcela, hanno pensato e messo in pratica questo gesto.

Ma le motivazioni sono tante. Dietro ad un suicidio possono esserci malattie mentali, malattie incurabili, eventi traumatici come un lutto non metabolizzato, un divorzio, una storia d’amore finita etc.

Quel che resta è il vuoto, incolmabile, in coloro che hanno perso così improvvisamente un loro caro e che continuano a porsi una sola domanda: “perché”?