Kata, la bimba che tutti noi abbiamo imparato a conoscere attraverso una serie di scatti che la ritraggono, spesse volte, sorridente, con lo sguardo furbetto ma dolcissimo, non si trova.
Come ormai noto, in due diverse giornate, domenica 18 e lunedì 19, i reparti speciali dei carabinieri hanno setacciato, ogni singolo angolo, anche quello normalmente non percorso, dello stabile, che è stato sgomberato per consentire l’effettuazione delle indagini. Nulla è stato tralasciato, dai cassonetti esterni allo stabile, in cui è stato trovato un cellulare, ai tombini e alle fogne della zona.
Ieri pomeriggio si era diffusa una voce secondo la quale la bimba peruviana di cinque anni scomparsa dieci giorni fa a Firenze sarebbe stata rapita per “errore”, quindi per uno scambio di persone ma questa teoria non convince per niente gli inquirenti.
Romero Chicclo, papà di Kata, che è stato scarcerato con obbligo di firma per poter stare vicino alla famiglia, ieri è stato di nuovo interrogato dal pm, Christine Von Borries. L’uomo avrebbe ammesso alcuni screzi con altri occupanti dello stabile, pur se risalenti a circa sei mesi fa. Che la vendetta sia stata tenuta dentro per poi esplodere quando Romero Chicclo è finito in carcere? La cosa non è impossibile ma improbabile.
Una parte di investigatori ritiene che la scomparsa di Kata abbia a che vedere con il racket delle stanze vendute al miglior offerente e che la famiglia sia vittima di alcuni ricatti. In sintesi, secondo questa parte di investigatori occorre cercare la verità tra i 160 occupanti dell’ex hotel Astor. Per i carabinieri, invece, si fa strada un’altra ipotesi: quella del pedofilo. Dato che i bambini giocavano spesso nel cortile dell’Astor, un orco avrebbe, in modo più o meno casuale, potuto pianificare, con estrema precisione , il rapimento di Kata.