Saverio Costanzo, regista e sceneggiatore italiano, nonché figlio d’arte del grande Maurizio Costanzo, si è lasciato andare ad una lunga intervista al Corriere della Sera, in cui ha ripercorso il suo rapporto col padre, con il quale ha pochissime foto per timidezza, per riservatezza. Saverio, 48 anni, romano, si è fatto strada da solo, non ha mai voluto usare il nome del giornalista scomparso per non passare per il privilegiato di turno, sebbene non possa negare di esserlo, dicendo: “solo a 14 anni ho realizzato che mio padre era ricco”.
Saverio si è lasciato andare ai ricordi, anche quelli più forti, quelli che non sono facili da esternare. Se n’è andato di casa presto ma gli ha sempre voluto molto bene, sebbene con i soliti rapporti tra alti e bassi tipici di un padre e un figlio.
La madre è sempre stata una donna molto forte e presente, che non gli ha fatto sentire il peso della mancanza paterna. Proprio in quel punto dell’intervista, Saverio, ha toccato un argomento davvero molto commovente , parlando di Maria De Filippi. Il regista ha, difatti, dichiarato: “Devo molto a Maria. Fu lei a riavvicinarci”. Ancora una volta, queen Mary non si è smentita, paciera a livello professionale ma anche nel privato, dunque. Si è poi addentrato nel racconto di un aneddoto che, grazie alla mediazione della conduttrice, ha segnato il riavvicinamento col padre.
Nell’articolo del Corriere della Sera, si leggono queste testuali parole che riportiamo fedelmente: Andavano da Mességué perché lui doveva sempre dimagrire. Una volta Maria gli disse: portiamo anche tuo figlio. Allora avevo tredici anni, ed ero pure io un po’ grassoccio… Lui all’inizio non voleva: “ma no, che palle!”. Finì che ci divertimmo tantissimo, sembravamo Sordi e Verdone nel film “In viaggio con papà”.
Il racconto prosegue così: “Ci era toccata la camera insieme, un incubo. Se mi svegliavo (affamato) nel cuore della notte russava talmente che non riuscivo più a prendere sonno. All’inizio mi pareva uno sconosciuto. Poi mi resi conto che papà era un uomo di un umorismo straordinario. E così, complice una certa sorniona ironia tipica dei romani che condividiamo, ci siamo dalle risate”.