Amici, conoscenti e semplici cittadini si sono riuniti per rendere omaggio alla giovane, proprio nel punto esatto in cui la povera Sara ha perso la vita. Fiori, peluche e candele accese per omaggiare una giovane vita spezzata troppo presto. Tra i messaggi lasciati, uno spicca su tutti: “Giustizia per Sara“.
L’aria è carica di dolore, ma anche di una rabbia silenziosa, mentre la comunità chiede risposte. Tra i presenti c’è Riccardo, studente di infermieristica, che insieme ad altri colleghi di medicina ha provato a salvare Sara. Ancora scioccato, ricorda il momento in cui l’ha vista a terra, credendo inizialmente a un sinistro stradale.
Poi, girandola, ha scoperto la tremenda verità: profonde ferite ne segnavano il corpo. “Ho cercato di tamponare il sangue con una maglietta, ma era ovunque“, racconta con voce tremante. Con l’aiuto di altri studenti, Riccardo ha tentato la ventilazione meccanica, ma ormai era troppo tardi. “In quei momenti non pensi, agisci“, dice, gli occhi lucidi.
Quando sono arrivati i soccorsi, però, ogni speranza è svanita. “Ci hanno detto che non c’era più nulla da fare. Mi sono sentito impotente”, confida, schiacciato dal peso di quell’istante. Il tremendo episodio ha scosso l’intera comunità, e ora la domanda che risuona ovunque è: perché? Le indagini sono in corso, ma intorno al memoriale spontaneo cresce la rabbia.
La famiglia di Sara, sostenuta da una città in lutto, attende verità e giustizia. I fiori continuano a moltiplicarsi, ma nessun addio potrà colmare il silenzio lasciato da una vita spezzata. La comunità ora veglia, unita nel dispiacere e nella richiesta che simili episodi non accadano mai più.