Sara Campanella, la confessione: "L’ha urlato prima del decesso" (2 / 2)

Stefano Argentino, studente fuori corso in Biotecnologie a Messina, è stato trovato nella casa vacanza dei genitori a Noto, 180 km dal luogo del delitto. Aveva scelto questo improbabile rifugio dopo aver tolto la vita alla povera Sara Campanella, la 22enne che stalkerava da un anno. Oggi comparirà davanti al giudice per l’udienza di convalida del fermo.

Sara, originaria di Misilmeri, studiava a Messina con la passione per la scienza. Da tempo subiva le attenzioni ossessive di Argentino, fatte di messaggi, pressioni e rimproveri assurdi. Le sue amiche sapevano del disagio che provava. Il giorno del delitto, Sara aveva avvertito le amiche della presenza inquietante di Stefano con un messaggio: «Dove siete? Che sono con il malato che mi segue».

Le immagini di videosorveglianza hanno ricostruito il suo percorso. Dopo il tirocinio al Policlinico universitario, è stata pedinata da Stefano, che l’ha attesa fuori dal padiglione. Le telecamere lo hanno ripreso mentre la raggiungeva e la afferrava. Nonostante i tentativi di fuggire, Sara è stata colpita con dei fendenti.

Una testimone ha raccontato le sue ultime urla disperate: “Basta, lasciami!”. Dopo il delitto, Argentino è fuggito, sollevando il sospetto che qualcuno lo abbia aiutato a nascondersi. La Procura di Messina indaga su possibili complici che potrebbero avergli fornito supporto immediato.

Nel frattempo, l’avvocato Raffaele Leone, contattato dalla famiglia del killer, ha rifiutato l’incarico per «scelta personale». La madre di Sara, Cetty Zaccaria, ha scritto un messaggio straziante sui social: “Sara non parla più, non ride più… Lei voleva vivere, sognare e laurearsi. Aiutatemi a dare voce a Sara“. Un appello accorato, che si spera finalmente venga accolto dall’opinione pubblica.