
Prima di diventare la prima donna alla guida del Nazareno, la storia di Elly Schlein è stata segnata da un’identità plurale e da un percorso professionale lontano dai riflettori italiani.
Nata in Svizzera nel 1985, figlia di accademici, ha coltivato sin da subito una visione globale che l’ha portata a formarsi tra Lugano e l’Università di Bologna, dove si è laureata in Giurisprudenza con il massimo dei voti.Il suo esordio sulla scena pubblica non è avvenuto nei circoli di partito, ma attraverso un’esperienza internazionale significativa: nel 2008 e nel 2012 è volata negli Stati Uniti per collaborare come volontaria alle campagne elettorali di Barack Obama.
È in quei contesti che la 38enne (all’epoca della vittoria alle primarie) ha appreso le tecniche di mobilitazione dal basso e la forza della comunicazione politica moderna.Il suo impegno è proseguito nel campo del cinema documentario, collaborando a progetti che esploravano i temi della migrazione e dei diritti, prima di approdare al Parlamento Europeo nel 2014.

In quegli anni a Bruxelles, si è distinta per il lavoro sulla riforma del Trattato di Dublino, cercando di cambiare le regole europee sull’accoglienza, una battaglia che ha definito i tratti della sua identità politica.Dopo l’esperienza europea e la parentesi con il movimento Possibile, il rientro trionfale in Emilia-Romagna l’ha vista ricoprire il ruolo di Vicepresidente della Regione, diventando la candidata più votata nella storia del territorio.
Questa solida base di consenso l’ha proiettata verso la sfida nazionale contro Stefano Bonaccini, ribaltando ogni pronostico grazie al sostegno dei non iscritti.Oggi, la sfida della Schlein consiste nel trasformare quel bagaglio di esperienze tra Chicago, Bruxelles e Bologna in una proposta politica capace di unire un partito storicamente frammentato, mantenendo fede a quella promessa di rinnovamento radicale che l’ha portata al vertice.