
Una notizia ha fatto rapidamente il giro del web, ed è legata al presunto decesso di Salvatore Parolisi, condannato al penitenziario per il delitto della ex moglie Melania Rea.
In men che non si dica, la news, che in realtà era una fake news, ha suscitato fortissimo clamore. Essa è un esempio piuttosto chiaro di come le bufale possano diffondersi online, soprattutto quando coinvolgono nomi già noti all’opinione pubblica. L’articolo che ha originato il caso è apparso su una pagina chiamata Calabria da Sogno, ripreso da Calabria Magica.
Parolisi, ex caporal maggiore dell’Esercito, è noto soprattutto per la vicenda giudiziaria legata all’omicidio della moglie Melania Rea, avvenuto nel 2011. Il caso ha attraversato più gradi di giudizio fino alla condanna definitiva, che lo ha portato alla detenzione attuale. Nel corso degli anni, il suo nome è tornato più volte sulle cronache anche attraverso interviste e dichiarazioni rilasciate in permesso premio, ma è vivo e vegeto, non è spirato. I commenti, però, che sono susseguiti all’annuncio del suo decesso ( che è una bufala, lo precisiamo) sono stati tantissimi, tanto che citarli tutti sarebbe impossibile.

Pasquale Maressa ha scritto: “Nooo gli auguro di vivere cent’anni….solo così potrebbe valorizzare in negativo la sua vita e forse potrebbe capire che è una vera penitenza vivere e convivere perennemente con la vergogna….”, Sergio Merlo: “In tutta confidenza era ore di Eva morire molto prima adios animali. come lui nn dovrebbero nemmeno nascere nn vivere”; Carmela Melina Manoiero : “Fosse vero festeggeremo”.
Natascia Gulinati si lascia andare ad un: “Magari finalmente”, Nada Legname ad un: “Era ora”; Ausilia Emilio: “Magari…chi aspetta..dopo quello che a fatto!!!!?” Domenico Petrassi, ironizza: “Se lo dice Calabria magica allora è vivo”. Tra i commenti si leggono: Magariiiiiiiiiii
, Se era mort* ne parlavano tutti i tg, Non mi dispiace affatto, Non credo a quello che dite, Se era mort* ne parlava anche il telegiornale quindi siete dei mascalzoni mmmmm. In conclusione, il caso dimostra ancora una volta quanto sia importante verificare sempre le fonti prima di dare credito a informazioni sensazionalistiche che circolano sui social e su siti non accreditati.