
Un silenzio carico di rispetto e dolore avvolge la storia del piccolo Domenico, il bambino operato al cuore all’Ospedale Monaldi di Napoli e per cui la strada della guarigione si è purtroppo interrotta. Dopo un attento e sofferto confronto con i familiari, l’équipe medica ha stabilito che le condizioni cliniche non lasciano più margini per un recupero.
Si è così deciso di sospendere le terapie intensive per avviare un percorso di cure palliative.I legali della famiglia hanno tenuto a sottolineare la natura di questa scelta, lontana da qualsiasi concezione eutanasica. Si tratta, invece, di un protocollo sanitario previsto in casi di estrema gravità, finalizzato esclusivamente a garantire al bambino il massimo sollievo dal dolore e a preservare la sua dignità nelle fasi più delicate. Nelle prossime ore, i sanitari dell’azienda ospedaliera dei Colli definiranno nei dettagli il piano di assistenza, in costante dialogo con i genitori.
La vicenda del piccolo ha scosso profondamente l’opinione pubblica, riportando sotto i riflettori le sfide della cardiochirurgia pediatrica in Campania. Il reparto del Monaldi, dove la storia di Domenico si è consumata, è stato teatro in passato di momenti complessi. Negli ultimi dodici anni, non sono mancati casi finiti al centro di verifiche giudiziarie e ispezioni ministeriali.

Uno dei più dolorosi fu il decesso della piccola Pamela, avvenuta due anni fa mentre attendeva un cuore. Nel 2014, un’infrazione ospedaliera nel reparto di terapia intensiva neonatale aveva già messo in ginocchio l’attività.Le ripetute difficoltà portarono, nel 2016, a una sospensione temporanea degli interventi pediatrici da parte del Centro Nazionale Trapianti, limitando la struttura alla sola assistenza pre e post-operatoria. I successivi controlli del Ministero e dei NAS evidenziarono criticità legate all’organico, ai posti letto e ai percorsi di sicurezza per prevenire infezioni.
Oggi, la Procura di Napoli sta valutando eventuali responsabilità legate all’ultimo trapianto di Domenico, con il cardiochirurgo Guido Oppido tra i professionisti al centro degli accertamenti, sebbene in passato fosse già stato coinvolto in procedimenti poi archiviati.Mentre le associazioni dei familiari lamentano un ridimensionamento del servizio, che spinge molti a cercare cure fuori regione, in questo momento l’unica priorità è accompagnare il bambino con umanità e rispetto. La magistratura prosegue intanto il suo lavoro per fare piena luce sull’intera vicenda.