
La discussione che presto vedrà in arrivo a Mosca l’inviato americano Steve Witkoff, non è ancora un progetto definitivo, bensì un “insieme di questioni” da discutere ed elaborare. Lo ha precisato lo stesso Putin, mantenendo alta la sospensione diplomatica. L’originale piano di pace, una base da ventotto punti definita valida dal portavoce Dmitry Peskov, è stato diviso in quattro parti dopo i colloqui di Ginevra tra Stati Uniti e Ucraina.
È su questa tavola che la Russia pretende di negoziare la questione della Crimea e del Donbass direttamente con Washington.Mentre cita i presunti progressi compiuti dal suo esercito nella regione di Zaporizhzhia, il presidente sposta l’asse della minaccia verso l’Occidente. Un messaggio chiaro è rivolto all’Europa.
Ha offerto la sua disponibilità a formalizzare per iscritto un patto di non aggressione. Ma ha subito messo in guardia dalle conseguenze di un’eventuale confisca dei beni russi congelati nel Vecchio Continente. A suo dire, una tale mossa ridurrebbe la fiducia nell’Eurozona e avrebbe gravissime ripercussioni per il sistema finanziario globale.

Per tutta risposta, ha rivelato di star già preparando un pacchetto di contromisure sul quale il Cremlino è al lavoro.Infine, per legittimare la trattativa esclusiva con Washington e la richiesta di un riconoscimento internazionale, ha riproposto una vecchia strategia politica: ha messo in dubbio la validità del mandato del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, sostenendo l’assenza di una controparte legittima a Kiev per siglare accordi validi.
Il percorso per la pace, quindi, resta ancorato a condizioni severe e a mosse politiche calcolate, lasciando i tempi e la reale volontà di accordo del Cremlino ancora nel campo delle grandi incertezze.