Piccolo Domenico, un’altra bimba morta al Monaldi dopo il trapianto (2 / 2)

🔴“Domenico è in rapido peggioramento”: non c'è più speranza per il piccolo  combattente del Monaldi L'articolo nei commenti

Tuttavia, la recente esposizione mediatica del caso di Domenico ha riacceso in loro il sospetto che la fine della loro piccola non fosse scritta nel destino, ma nelle falle di un protocollo ospedaliero discutibile.

A dare risalto politico e mediatico a questa nuova denuncia è intervenuto il deputato Francesco Emilio Borrelli, che ha pubblicato sulla sua pagina Facebook una testimonianza video agghiacciante. Nel filmato, si vedrebbe chiaramente l’organo destinato alla piccola trasportato in un box refrigerato che l’opinione pubblica ha già ribattezzato sprezzantemente “frigo da spiaggia”.

La madre della bimba, in una deposizione che ha scosso il web, ha ripercorso le tappe di una tr*gedia iniziata nel 2021, quando la figlia fu ricoverata per un grave sfacelo cardiaco. Sin da subito, il rapporto con la struttura sarebbe stato deficitario sotto il profilo umano: viene riferito un atteggiamento distaccato e privo di empatia da parte del primario Guido Oppido, e un clima generale nel reparto descritto come teso e poco rassicurante per i genitori di pazienti così fragili.

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Il punto focale della controversia legale riguarda la conformità tecnica degli strumenti di trasporto.

L’avvocata Petruzzi sottolinea con vigore che l’utilizzo di contenitori non professionali è una violazione diretta delle linee guida del Centro Nazionale Trapianti, le quali, fin dal 2018, impongono tassativamente l’uso di contenitori dotati di termostato integrato per il monitoraggio costante della temperatura interna.

Il cuore è un organo estremamente sensibile all’ischemia fredda; un solo grado di differenza può compromettere la funzionalità del trapianto e segnare la differenza tra la vita e la m*rte del ricevente.

Nonostante ai genitori fosse stato detto che il trapianto dell’agosto 2021 era riuscito, la realtà post-operatoria si sarebbe rivelata un incubo di silenzi e complicazioni sottovalutate.

La madre ha denunciato la scomparsa di ogni contatto diretto con il primario dopo l’intervento, lasciando la famiglia in un limbo informativo.

Nel 2023, il ritorno in ospedale: la bambina presentava sintomi gravi, come un’inspiegabile sonnolenza perenne e l’anuria (assenza di urina), segni chiari di uno scompenso d’organo.

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Eppure, secondo il racconto dei familiari, le loro urla di allarme sarebbero rimaste inascoltate fino alla crisi epilettica finale e al coma durato 46 giorni.

Oggi, la richiesta di sequestro delle cartelle cliniche mira a ricostruire se quel “frigo da spiaggia” e quei comportamenti definiti “anomali” dal legale Petruzzi siano i pezzi di un puzzle che racconta una gestione dei trapianti al di fuori di ogni standard di sicurezza contemporaneo.