
Il traguardo della pensione a 1.000 euro ha finalmente una collocazione temporale definita: l’obiettivo è fissato per la fine della legislatura, prevista per il 2027. Sebbene molti sperassero in un incremento immediato, il percorso delineato dal Governo guidato da Giorgia Meloni prevede un innalzamento graduale dei trattamenti minimi attraverso un sistema di rivalutazioni straordinarie e ordinarie che interesseranno i prossimi anni.
Entrando nel dettaglio dei dati forniti dall’INPS, per il 2025 e il 2026 sono già stati stabiliti dei piccoli ma significativi passi in avanti. Grazie alla Legge di Bilancio, il trattamento minimo per l’anno in corso ha subito un incremento del 3%, portando l’assegno base a circa 616,57 euro mensili. Questa cifra è il risultato di una rivalutazione ordinaria dello 0,8% legata all’inflazione, sommata a un ulteriore aumento straordinario del 2,2% dedicato specificamente alle fasce più basse.I tecnici del Ministero dell’Economia sottolineano che il percorso verso i mille euro dipende strettamente dalla tenuta dei conti pubblici.
Tuttavia, il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha recentemente ribadito che portare le pensioni minime alla soglia psicologica del “millino” entro il termine del mandato resta una priorità assoluta dell’esecutivo. Per raggiungere tale quota, saranno necessari nuovi stanziamenti nelle prossime due manovre finanziarie.Per quanto riguarda i pagamenti imminenti, l’INPS ha già programmato il calendario per i prossimi mesi del 2026. I pensionati vedranno i primi adeguamenti significativi nel cedolino di marzo 2026, quando verranno erogati anche gli eventuali arretrati relativi ai mesi di gennaio e febbraio.

Gli aumenti saranno calcolati d’ufficio, senza che il cittadino debba presentare alcuna domanda, garantendo così un supporto diretto e immediato.In attesa del balzo definitivo verso i 1.000 euro, resta fondamentale monitorare l’indice dei prezzi al consumo. Se l’inflazione dovesse risalire, il meccanismo della perequazione automatica potrebbe accelerare ulteriormente l’adeguamento degli importi, avvicinando la platea dei beneficiari a quella stabilità economica tanto cercata. La strada è segnata: il 2027 rappresenta l’anno della verità per milioni di lavoratori a riposo.