
Per chi è nato tra il 1961 e il 1967, il traguardo della pensione rischia di allontanarsi proprio quando sembrava finalmente vicino. Una generazione che oggi si avvicina alla fine della carriera lavorativa si trova invece a fare i conti con un quadro normativo sempre più incerto, nel quale l’età di uscita dal lavoro non è più una certezza ma una variabile destinata a cambiare nel tempo.
Il nodo principale riguarda la pensione di vecchiaia. Attualmente l’accesso è fissato a 67 anni con almeno 20 anni di contributi, un requisito che resterà valido fino al 2026. Dal 2027, però, tornerà in funzione il meccanismo automatico di adeguamento all’aspettativa di vita. In pratica, l’età pensionabile verrà progressivamente innalzata in base all’aumento della durata media della vita.
Anche uno slittamento di pochi mesi può avere effetti concreti per chi è nato in questa fascia anagrafica, traducendosi nel rinvio dell’uscita dal lavoro all’anno successivo. L’alternativa è rappresentata dalla pensione anticipata, che prescinde dall’età ma richiede una carriera contributiva molto lunga. Nel 2026 servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, a cui si aggiunge una finestra di attesa di tre mesi.

Requisiti che risultano difficili da raggiungere per molti lavoratori nati negli anni Sessanta, spesso penalizzati da percorsi professionali discontinui, periodi di disoccupazione o lavori precari diffusi soprattutto nelle fasi iniziali della carriera. A complicare ulteriormente la situazione interviene il sistema di calcolo dell’assegno. Questa generazione si colloca a cavallo tra metodo retributivo e contributivo, con una quota crescente della pensione legata esclusivamente ai contributi versati.
Il risultato è un assegno potenzialmente più basso, che spinge molti a restare al lavoro più a lungo per incrementare l’importo finale. Il rischio, quindi, non è solo quello di andare in pensione più tardi, ma anche di farlo con un trattamento meno adeguato. In assenza di strumenti strutturali di flessibilità in uscita, chi è nato tra il 1961 e il 1967 rischia di essere il vero anello debole della transizione previdenziale, pagando il prezzo più alto di un sistema ancora in evoluzione.