Il femminicidio di Giulia Cecchettin è destinato a segnare per sempre la cronaca recente del nostro Paese. Aveva tanti sogni nel cassetto questa ragazza appena 22enne, che lo scorso giovedì avrebbe conseguito l’importante traguardo della laurea. Un sogno che, purtroppo, non si realizzerà mai.
Dopo giorni di ricerche, nella tarda mattinata di sabato, i Vigili del fuoco hanno annunciato la triste scoperta: il corpo di Giulia Cecchettin è stato ritrovato in un canalone tra il lago di Barcis e la zona di Piancavallo. Intanto nella mattinata di ieri, domenica 19 dicembre, Turetta è stato tratto in arresto in Germania, dove ora è in attesa di essere rimpatriato.
Filippo Turetta sembrava un ragazzo come tanti, suo padre l’ha definito il ‘figlio perfetto’, che mai aveva dato problemi alla sua famiglia, nè a scuola nè che nella vita privata. A conoscere meglio i suoi tratti più oscuri era proprio la povera Giulia, che ha subito sino all’ultimo la sua gelosia possessiva, e che continuava a frequentarlo solo perchè mossa da un sentimento di compassione nei suoi confronti.
Secondo il sociologo Paolo Crepet, per comprendere a fondo come sia possibile che un giovane apparentemente normalissimo sia arrivato a commettere questo efferato delitto, occorre risalire alle lacune nell’educazione delle nuove generazioni.
“I giovani uccidono le fidanzate perché nella vita non hanno mai ricevuto un solo no”- afferma a tal proposito Crepet. Poi aggiunge: “Buona parte delle responsabilità dell’ondata di violenza fra i ventenni sta nell’incapacità della famiglia di punirli e la totale assenza di empatia fra genitori e figli distrutta dai telefonini”. Il sociologo sintetizza con queste parole il pensiero di molti. Appare sempre più evidente come le famiglie di oggi non siano più capaci di educare correttamente i propri figli, lasciandoli nelle mani delle distrazioni e della tecnologia.