Paolo Crepet: "Cosa penso dei compiti a casa? Sono il… (2 / 2)

Crepet continua a soffermarsi sul tema giovanile non lesinando critiche alla famiglia contemporanea, giudicata un luogo frammentato, in cui spesso manca il tempo di qualità condiviso tra genitori e figli e alla stesso ambiente scolastico. Per lui, eliminare i compiti a casa non risolverebbe il problema della mancanza di unione familiare; invece, è necessaria una riflessione più profonda sui valori e sulle priorità all’interno del nucleo familiare.

La sua analisi rivela una critica al modo in cui la società attuale ha cambiato le dinamiche domestiche, privilegiando la vita individuale rispetto alla collettività familiare. Crepet critica la tradizione dei compiti a casa, considerandoli un fallimento della scuola, e propone invece un modello a tempo pieno, simile a quello adottato in altri Paesi europei.

Io ricordo i compiti come un incubo della mia gioventù: sarebbe meglio avere vacanze meno lunghe e giornate scolastiche dilatate fino a metà pomeriggio, più efficaci per rimettere al passo chi è indietro e offrire alternative, dallo sport al teatro, per chi non ha problemi”, ha detto Crepet.

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Secondo lui, giornate scolastiche più lunghe e vacanze distribuite in modo diverso aiuterebbero a colmare le lacune educative e a offrire ai ragazzi maggiori possibilità di crescita, sia a livello accademico che personale.

I suoi interventi, per quanto a volte controversi, stimolano il dibattito pubblico su questioni fondamentali per il benessere psicologico e sociale. Il suo approccio diretto e spesso scomodo lo rende una figura autorevole ma anche divisiva, amata e criticata per la sua capacità di scuotere le coscienze e proporre un punto di vista alternativo sui grandi temi della contemporaneità.