
L’escalation che ha condotto alla fine di Pamela Genini è stata ricostruita attraverso le confidenze dell’amica, Nicole Limonta. La 29enne, originaria della bergamasca, è stata sopraffatta nella sua abitazione di Milano in quello che i fatti dimostrano essere stato un incubo protratto nel tempo.
Nonostante il consiglio di denunciare ricevuto in ospedale, la ragazza non aveva mai agito per denunciare. La promessa di Gianluca Soncin di cambiare e il suo ciclico ritorno avevano mantenuto viva la paura e il silenzio. L’ossessione del compagno trovava sfogo anche a distanza, perfino a luglio, durante una vacanza di Pamela tra Cannes e Saint Tropez.
Sotto l’effetto di un mix di sostanze, lui la assillava con chiamate continue e minacce, trasformando le notti in un incubo insonne per tutte le amiche.Un dettaglio essenziale emerge dalla testimonianza della famiglia: l’orrore era noto solo a Nicole. Il compagno della madre ha spiegato che Pamela era estremamente riservata e, quando la vedevano, si mostrava sempre felice e serena.

Non avevano mai conosciuto Soncin. Eppure, la 29enne è stato sorpresa nella sua casa di Milano, colpita con 30 fendenti secondo quanto emerso dall’autopsia. Secondo Nicole Limonta, Soncin è arrivato con un oggetto da caccia per compiere un atto che ritiene un delitto premeditato. Per l’amica, l’uomo, già divorziato e con una bambina, merita la pena più dura ovvero l’ergastolo per aver cancellato la vita di un'”anima pura”. A differenza dell’amica, la famiglia non sapeva nulla. Il compagno della madre di Pamela ha spiegato a Rai2: “Quando la vedevamo si mostrava felice, se l’avessimo saputo l’avremmo aiutata” – afferma l’uomo colpito in modo assurdo da questo triste episodio.