
La storia di Ornella Vanoni inizia a Milano, dove nasce il 22 settembre 1934 in una famiglia agiata. La città resterà per sempre la sua bussola emotiva, il luogo in cui camminava con passo lieve tra le strade di Brera.
La svolta arriva nel 1953, quando entra all’Accademia del Piccolo Teatro voluta da Giorgio Strehler: è lì che si forma, che impara a stare sulla scena e che Strehler stesso, colpito dalla sua voce e dal suo carattere, decide di renderla protagonista.
È un amore artistico e sentimentale, intenso e complesso, da cui Ornella però riesce a prendere le distanze quando capisce che il prezzo sarebbe la dipendenza. Negli anni Sessanta la sua carriera decolla: le canzoni della mala la rendono unica e riconoscibile, ma è l’incontro con Gino Paoli a segnare davvero la sua vita.

Questo addio improvviso lascia senza parole tutti i suoi fan, anche se da tempo la cantante parlava della sua dipartita con la sua inconfondibile ironia, come se fosse un’ospite da prendere in giro più che da temere. Solo due settimane prima era stata ospite di Fabio Fazio, scherzando sulle bare da regalare alle amiche della sua età: un humor lucidissimo, che nascondeva la consapevolezza del tempo che passa, ma non scalfiva mai la sua vitalità.
“Sono una donna libera. Non mi sono mai lasciata imbrigliare da niente e da nessuno. E ho pagato tutto con gli interessi”: l’aveva detto lo scorso 22 settembre. Anche negli ultimi anni il pubblico l’aveva riscoperta, innamorandosi della sua schiettezza e della sua ironia tagliente. Continuava a cantare, a esibirsi, a raccontarsi senza filtri. Fino a ieri. Si è spenta come ha vissuto: con sincerità, libertà e una leggerezza che non ha mai smesso di appartenerle. Una leonessa elegante che non ha mai smesso di ruggire.