Omicidio del piccolo Samuele, Annamaria Franzoni l’ha fatto di nuovo. Ecco cos’hanno scoperto (1 di 2)

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Il delitto di Cogne, così come è stato ribattezzato, è, senza ombra di dubbio, uno dei casi di infanticidio più efferati della cronaca italiana. Di tempo ne è trascorso tanto, eppure nessuno di noi riesce a dimenticare quanto accaduto.

Sono trascorsi più di 20 anni dal 30 gennaio 2022, giorno in cui, il piccolo Samuele Lorenzi, un bimbo di soli 3 anni, venne ucciso nella villetta di Montroz, frazione di Cogne e, sin da subito, tale abitazione della Valle d’Aosta è diventata oggetto di un turismo macabro.

In tanti i curiosi che si sono avvicinati ad essa, compiendo anche atti vandalici. Erano le 8:27 del mattino di quella fredda giornata d’inverno quando, Annamaria Franzoni chiamò, in ordine, la dottoressa Ada Satragni, poi la centralina del 118 per comunicare il rinvenimento del figlio riverso sul letto matrimoniale e con sangue alla bocca, e, infine, l’ufficio del marito Stefano.

Fu la Satragni, medico di famiglia della famiglia Franzoni, la prima a giungere sul luogo del delitto, ipotizzando un’aneurisma cerebrale e lavando a fondo le ferite presenti sulla testa del piccolo Samuele, che venne dichiarato morto alle 9:55.

A provocarne il decesso, stando all’autopsia del medico legale, 17 colpi inferti con un’arma contundente che non è mai stata ritrovata; forse un paiolo o un pentolino in rame, dato che tracce di rame sono state trovate sulla testa dei bimbo.