Muore a 15 anni, l’umiliazione anche dopo morto sul manifesto funebre (1 di 2)

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Si dice che, dinnanzi alla morte, siamo tutti uguali, che non fa distinzioni tra ricchi e poveri, tra potenti e gente comune. Ma è davvero così che stanno le cose?

Se il grande Totò ci ha sempre fatto intuire questo, dicendoci che tutto ciò che si possiede di materiale in vita, nell’altro mondo, non conta nulla e che tutto il denaro e i beni non si possono certo portare di là, la cronaca ci mette dinnanzi a storie che rasentano l’assurdo.

Storie che implicano una riflessione e una rivisitazione doverosa del concetto di dignità umana. Quella, non dovrebbe mai essere calpestata. Eppure c’è chi è stato capace di farlo anche post- mortem.

Sono storie che suscitano indignazione, ribrezzo, orrore, in cui molti provano disgusto nell’essere cittadini di un Paese, la nostra Italia, in cui non si riconoscono.

Certo, sono episodi di una crudeltà estrema in cui non c’è rispetto neppure per i morti, per chi ha perso la vita in un modo atroce, quasi come se non avessero altrettanto diritto d’essere ricordati. Ma vediamo meglio cosa è accaduto.