Salvatore Calvaruso davanti agli inquirenti è caduto in lacrime affermando di aver fatto un gesto assolutamente grave. Ha capito che cosa ha fatto e quale sia la gravità del gesto e molto probabilmente anche che dovrà scontare moltissimi anni in cella.
Per gli inquirenti la dinamica di quanto accaduto è chiaro. Tutto è partito quando i palermitani sono arrivati con gli scooter sgommando tra la folla, che quindi ha invitato i ragazzi ad andare piano in modo da non far del male a qualcuno. Poi ecco la lite con i monrealesi.
Ad un certo punto i ragazzi se la danno a suon caschi con il caos che comincia a scatenarsi per le vie delle cittadina. Vola davvero di tutto: all’improvviso Calvaruso estrare la rivoltella e comincia a colpire. Dalla moto Bmw un ragazzo incita Calvaruso a non far partire i colpi in aria ma direttamente sulla folla.
Quando si è scatenato l’alterco sono volati calci, pugni e spintoni. Credo che il tutto sia durato due minuti al massimo. Finita la scazzottata, ho sentito partire dei colpi di arma da fuoco. Non so come si chiamasse il soggetto che aveva con sé la rivoltella, ma questo era a bordo di una Bmw Gs Nera vecchio modello, il quale sparava alcuni colpi in aria dallo stesso mezzo. Questo soggetto, che sparava mi ricordo che era basso e magro (probabilmente Calvaruso, ndr) , mentre il conducente era alto circa 190cm, con barba folta nera, entrambi indossavano il casco” – ha riferito un testimone.
Dettagli questi che potrebbero aiutare gli investigatori a trovare l’altro complice di Calvaruso. “Dopo un primo battibecco tra il gruppo dei giovani palermitani e quelli di Monreale – scrive il Gip, sulla base del racconto dei testi- Miceli interveniva riprendendo anche suo cugino Salvato Turdo (un altro dei ragazzi deceduti) cercando di calmare gli animi, ma senza buon esito in quanto seguiva uno scambio di battute e poi un soggetto del gruppo palermitano colpiva Miceli ripetutamente al volto con il casco” – ricostruisce nella sua ordinanza il gip di Palermo.