
Una sconfitta tremenda, una di quelle che mai avremmo voluto sentire e vedere ma, anche stavolta, la nostra Italia è fuori dai Mondiali, dopo aver perso contro la Bosnia .
Il muro di compostezza è crollato quando Gennaro Gattuso, visibilmente in lacrime, ha preso la parola per commentare l’eliminazione dell’Italia per mano della Bosnia. “È una macchia indelebile. Chiedo scusa a tutti gli italiani. Essere l’allenatore della terza eliminazione consecutiva dai Mondiali è un peso che mi porterò dentro per sempre”, ha dichiarato, aggiungendo: “I rigori sono una lotteria, ma se arrivi lì vuol dire che non hai saputo chiuderla prima. Ci è mancata la cattiveria sotto porta, quella fame che in queste partite fa la differenza tra la gloria e l’inferno.”
“I ragazzi hanno dato tutto, la colpa non è loro ma mia. Mi assumo ogni responsabilità tattica e mentale. Se la squadra è entrata in campo con la paura, il primo responsabile è l’allenatore”, ha chiosato.

A dare manforte alla squadra è intervenuto anche il presidente della Figc, Gabriele Gravina, che ha voluto elogiare il comportamento dei calciatori sul campo nonostante il disastro sportivo. A differenza di Gravina, Gattuso è apparso più propenso all’addio: “In questo momento ho solo voglia di stare zitto e tornare a casa. Parlerò con la Federazione, ma è chiaro che quando fallisci un obiettivo così grande bisogna farsi da parte per il bene della maglia.”
Tuttavia, le nubi sul vertice federale restano fitte. Gravina ha annunciato la convocazione del Consiglio Federale per la prossima settimana, rimettendo a quell’organo ogni valutazione sulle possibili dimissioni. Le reazioni non si sono fatte attendere, con critiche aspre da parte di opinionisti come Ivan Zazzaroni, che ha parlato di un’Italia senza scuse di fronte a questo ennesimo fallimento. Tra i protagonisti in campo, anche Leonardo Spinazzola ha espresso il dolore di uno spogliatoio distrutto, incapace di darsi pace per un obiettivo sfumato quando sembrava alla portata. Ora resta solo il tempo delle riflessioni e di una ricostruzione che appare, mai come oggi, una scalata ripida e piena di incertezze.