Michela decide di denunciare tutto: “Il medico mi ha dilatata e urlato..” (1 di 2)

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Un argomento decisamente forte, quello di cui vi parlerò, attorno al quale si parla poco o si preferisce non parlare ma il grido di molte donne che hanno provato sulla loro pelle cosa significa, non può rimanere inascoltato.

Se in tante hanno un bellissimo ricordo del momento del parto, per molte altre donne non è così. Vi parlerò di violenza ostetrica; due termini con cui ci si riferisce ad una serie di abusi verbali e fisici subiti durante l’assistenza al parto e, più in generale, in ambito ginecologico.

Basta fare un piccolo giro in rete per rendersi conto di quanto il triste fenomeno sia dilagante. Essendo madre, devo ritenermi fortunata ad aver avuto un parto da fiaba ma comprendo perfettamente il doloroso racconto di chi, sfatando ogni tabù, vuole, giustamente, che ci sia un riconoscimento legale di quanto commesso senza alcun rispetto della persona.

Ricordiamo che, un estratto dell’articolo 32 della nostra Costituzione, recita chiaramente che “ Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Logico che la partoriente ha il diritto di essere informata e di scegliere i trattamenti ai quali essere sottoposta. Questo non è accaduto a Michela che ha deciso di raccontare la sua terribile esperienza.