
L’Europa si trova nel mirino di un’imponente irruzione d’aria artica, destinata a innescare una fase invernale particolarmente intensa su gran parte del continente. La genesi di questo scenario è riconducibile al progressivo rafforzamento di un vasto anticiclone termico tra Scandinavia e Russia settentrionale. Questo potente “muro” di alta pressione, con valori che potrebbero superare i 1050 hPa, sta agendo come un blocco atmosferico.
La sua presenza devia il flusso delle correnti, aprendo un varco che canalizza masse d’aria gelida di origine continentale e artica verso l’Europa centro-orientale e i Balcani. Questa configurazione è favorita da un indebolimento del Vortice Polare, a sua volta legato a un evento di riscaldamento stratosferico. Le conseguenze previste dai principali centri meteorologici si annunciano estreme.
Il nucleo più freddo si abbatterà su Russia e Bielorussia, con temperature che potrebbero crollare fino a -35°C in pianura e minime attorno ai -28°C nella capitale Mosca. La Finlandia e la Scandinavia settentrionale, dove in Lapponia si sono già sfiorati i -40°C, rimarranno nel gelo profondo. L’interazione tra l’aria gelida e i mari relativamente più miti, come il Baltico e il Nero, fungerà da propulsore per intense precipitazioni nevose.

Bielorussia, Paesi Baltici, Polonia e Ucraina dovranno quindi affrontare non solo il freddo pungente, ma anche il rischio di bufere di neve e significativi accumuli, con potenziali disagi alle infrastrutture e alla viabilità. Per quanto riguarda l’Italia, la penisola rimarrà sostanzialmente ai margini dell’irruzione più violenta.
Tuttavia, tra la fine di gennaio e i primi di febbraio, potrebbero manifestarsi alcuni effetti indiretti. Sono attesi un sensibile calo delle temperature, venti di bora rinforzati sull’Adriatico e la possibilità di nevicate, anche a quote non elevate, sul Nord-Est e lungo alcuni settori dell’Appennino centrale. L’evoluzione richiederà un attento monitoraggio nelle prossime ore.