Secondo quanto si apprende dalla stampa nazionale i genitori sono andati a fondo alla vicenda e hanno fatto sottoporre la salma del piccolo Mattia ad un autopsia una volti giunti in Italia. Per i medici egiziani Mattia era deceduto a causa di una neoplasia al cervello.
La notizia era stata riportata anche dai giornali italiani, ma i genitori hanno sempre creduto poco alla versione fornita dai medici egiziani. Dall’autopsia è emerso come Mattia fosse in piena salute, non aveva infatti neoplasie, quando a far perdere la vita al piccolo sarebbe stato un aneurisma cerebrale.
“Nessuna neoplsia al cervello e nessuna patologia da polmonite batterica, come erroneamente riportato dalla Direzione Sanitaria del Mar Rosso” – così fanno sapere i medici italiani che hanno svolto l’autopsia. La famiglia ha fatto diffondere una nota stampa dal loro avvocato, dottoressa Maccari del foro di Udine.
“La famiglia sta ancora approfondendo gli aspetti relativi all’incidenza di una corretta e tempestiva diagnosi, ma quello che emerge è la necessità di sensibilizzare il Governo egiziano per favorire protocolli nella gestione delle emergenze sanitarie nella zona del mar Rosso” – si legge nella nota della legale.
Tra l’altro il primo ospedale attrezzato è situato a circa 3 ore da Marsa Alam ed è anche molto difficile da raggiungere con i mezzi ordinari per questo ci si augura che in Egitto e specie a Marsa Alam migliorino le condizioni di assistenza ai pazienti anche tramite la telemedicina. I genitori affermano che “non è chiaro se il tempo perso, dai primi sintomi interpretati in modo superficiale dai medici, all’incapacità di intervenire in modo attivo presso l’ospedale di Marsa Alam, potessero cambiare l’esito della vicenda”.