Martina Patti, perché ha pugnalato la piccola Elena mentre era di spalle (1 di 2)

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La vediamo in foto, splendida, con la sua aria accattivante, i capelli boccolosi, lo sguardo furbetto. Elena Del Pozzo è un angelo di una bellezza sconvolgente; una piccola sulla quale si è abbattuto un destino crudele, spietato.

Come nei peggiori film horror, anche se qui si è trattato di cruda realtà, Elena è stata tratta in inganno, con una scusa, da Martina Patti; non una sconosciuta, ma comunque una strega che le si è avvicinata con la mela avvelenata, proprio come nelle peggiori favole.

Ma se le favole si concludono con un lieto fine, qui, oltre al triste epilogo, uno dei peggiori che la cronaca nera italiana ricordi in questi ultimi anni, continuano a d emergere dettagli agghiaccianti, da far venire la pelle d’oca a chiunque.

La madre reo confessa, 23enne, iscritta alla facoltà di scienze infermieristiche, con pochi esami mancanti per la laurea, è rinchiusa nel carcere di Piazza Lanza, sorvegliata a vista, per paura che possa farla finita, compiere atti autolesionisti o innescare l’ira delle altre detenute, che potrebbero aggredirla.

Per lei la gip non ha avuto pietà. Ha convalidato il fermo con accuse di omicidio premeditato pluriaggravato e occultamento di cadavere. Accuse pesantissime. La Patti resta in carcere perché può inquinare le prove, tentare la fuga e reiterare il reato, ossia continuare a uccidere.