Mamma in obitorio per riconoscere il corpo senza vita del figlio, ma, alzato il lenzuolo sviene (1 di 2)

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Ci sono tragedie immani; tragedie definite, da sempre, contro natura. Sono in tanti i genitori orfani nel mondo, costretti ad uno stillicidio in vita. La loro è una sopravvivenza, in attesa di avere giustizia e verità o, semplicemente, di potersi ricongiungere al loro adorato figlio.

C’è chi un figlio lo perde per malattia, chi per un incidente, chi per un maledetto gioco del destino. Quest’ultimo è una variabile che si tende a non mettere più di tano in conto, ma esiste.

Ci si trova nel posto sbagliato e bastano pochi attimi affinché non si faccia più parte del mondo terreno. Troppo grande, immane il dolore di chi resta e riceve la notizia che mai avrebbe voluto sentire: quella della morte del proprio figlio.

Sono in tanti i giovani del Sud Italia, flagellato dalla piaga della disoccupazione, a tentare la fortuna al Nord. Lasciano gli affetti, gli amici di sempre, la loro casa, con estrema sofferenza, pur di cercare un lavoro.

Quando lo trovano, vedono coronarsi un sogno, seppur a caro prezzo, dovendo star lontani dalle proprie radici, dalla terra natia. Poi accadono tragedie come quella che sto per raccontarvi che invitano, ancora di più, a riflettere.