Mamma leonessa accoltella i tre stupratori della figlia: “Ho corso per 2 chilometri” (1 di 2)

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Lo stupro è una delle piaghe più devastanti della nostra società; un flagello che non conosce età perché gli aguzzini, gli orchi, i carnefici, non hanno pietà, conoscono solo la crudeltà.

Purtroppo la cronaca, nazionale ed estera, ogni giorno ci mette dinnanzi alla realtà che non può essere ignorata. Spesso la situazione precipita drasticamente, in breve tempo.

Si parte dalle violenze verbali sino a che insulti, diffamazioni, offese, sfociano in maltrattamenti,  schiaffi, pugni, sfrattonamenti, sino alle violenze sessuali, agli stupri.

E c’è un dato agghiacciante: spesso le vittime sono giovani donne, che non riescono a sottrarsi alla furia inaudita degli aggressori. Costoro, con una forza inaudita, sfogano i loro piaceri sessuali, le loro voglie.

Le conseguenze di tutto questo sono soprattutto psicologiche. Chi è vittima di uno stupro, spesso non denuncia per paura di severe ripercussioni. Ma subisce, passivamente, provando un senso di colpa, che degenera in ansia, depressione, sino al tentato suicidio per porre fine alla sua sofferenza.