
Il primo corpo recuperato dopo la sciagura avvenuta nelle acque delle Maldive è quello di Gianluca Benedetti, istruttore subacqueo e capobarca originario di Padova. Il ritrovamento è avvenuto all’interno di una grotta sommersa nell’atollo di Vaavu, a circa 50 metri di profondità. In un primo momento alcune informazioni diffuse subito dopo la scomparsa del gruppo avevano indicato come prima persona recuperata la biologa genovese Monica Montefalcone, ma le operazioni dei soccorritori hanno successivamente chiarito che il corpo rinvenuto apparteneva invece a Benedetti. Un elemento considerato centrale dagli investigatori riguarda la bombola dell’istruttore, trovata completamente priva di ossigeno, dettaglio che potrebbe aiutare a ricostruire gli ultimi momenti vissuti dal gruppo sott’acqua.
La tragedia si è consumata giovedì mattina durante un’immersione organizzata nell’ambito di una crociera scientifica. I cinque italiani si erano immersi intorno alle 11 e avrebbero dovuto tornare in superficie entro circa un’ora. Quando a mezzogiorno non si è visto riemergere nessuno, l’equipaggio della “Duke of York”, l’imbarcazione utilizzata per l’escursione, ha immediatamente lanciato l’allarme. Insieme a Gianluca Benedetti si trovavano Monica Montefalcone, docente di Ecologia dell’Università di Genova, sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino e l’istruttore Federico Gualtieri. Tutti erano considerati sub estremamente esperti, con numerose immersioni alle spalle e una lunga esperienza in attività scientifiche e tecniche.
Le operazioni di ricerca e recupero sono coordinate dalla Maldives National Defense Force, che ha confermato come il corpo di Benedetti sia stato individuato nella seconda di tre cavità collegate tra loro. Secondo gli investigatori, gli altri quattro italiani potrebbero trovarsi nella terza e ultima sezione del sistema di grotte sommerse, situata a circa 60 metri di profondità. Si tratta però di un’area ancora non raggiunta a causa delle condizioni estreme del mare. Pioggia intensa, vento forte e onde elevate hanno infatti costretto più volte guardia costiera e soccorritori a sospendere le immersioni. Anche la stessa “Duke of York” non è riuscita a fare rientro nel porto di Malé a causa del maltempo. A bordo dell’imbarcazione si trovano altri venti italiani rimasti illesi.Gli investigatori stanno valutando diverse ipotesi per capire cosa possa essere accaduto nel dedalo subacqueo dell’atollo di Vaavu.

Tra le possibilità al vaglio ci sono un problema tecnico alle bombole, la perdita dell’orientamento nei cunicoli sommersi oppure forti correnti che avrebbero impedito ai sub di ritrovare l’uscita verso la superficie. Tuttavia, l’elemento ritenuto più significativo resta proprio l’ossigeno completamente esaurito nella bombola di Benedetti, circostanza che farebbe pensare a una permanenza sott’acqua molto più lunga del previsto. La polizia maldiviana ha iniziato ad ascoltare i testimoni presenti sulla barca e sta acquisendo tutta la documentazione relativa all’attrezzatura utilizzata, oltre alle procedure di sicurezza adottate prima dell’immersione.Restano inoltre da chiarire le reali condizioni del mare al momento della discesa sott’acqua. Alcune ricostruzioni iniziali avevano parlato di allerta gialla e di condizioni potenzialmente pericolose, ma diversi presenti sulla “Duke of York” hanno raccontato una situazione differente, descrivendo mare relativamente tranquillo e visibilità considerata ottima per immersioni di quel tipo. Carlo Sommacal, marito della professoressa Monica Montefalcone, ha spiegato ai media che la moglie era una sub molto prudente ed estremamente preparata, dettaglio che rende ancora più difficile comprendere come il gruppo possa essere rimasto intrappolato nella grotta sommersa. Intanto anche la Procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla vicenda ed è in attesa della documentazione proveniente dalle autorità maldiviane.
Nelle prossime ore le ricerche riprenderanno con un nuovo tentativo di raggiungere la terza cavità sommersa, il punto in cui si teme possano trovarsi gli altri quattro italiani ancora dispersi. Le autorità delle Maldive hanno definito l’operazione “ad altissimo rischio” a causa della profondità, delle correnti marine e della conformazione estremamente complessa del sistema di grotte. Sul posto potrebbero arrivare anche specialisti della Dan Europe, organizzazione internazionale specializzata in medicina e sicurezza subacquea pronta a collaborare sia nelle operazioni di recupero sia negli accertamenti tecnici. Intanto il dolore per quanto accaduto continua a crescere tra colleghi, amici e familiari delle persone coinvolte, mentre le indagini cercano di fare luce su una delle più gravi sciagure subacquee che abbiano coinvolto cittadini italiani negli ultimi anni.